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Forum Ascoli21

Auditorium Carisap, Ascoli Piceno, 30 marzo 2011

 

Istituzioni, imprenditori e cittadini si sono confrontati presso l’Auditorium della Fondazione Carisap ad Ascoli per ragionare su strategie e modelli di sviluppo innovativo capaci di dare forza e concretezza ai progetti per il futuro dell’area. Testimonianze delle esperienze già avviate nel resto del paese e all’estero hanno reso evidente che la strada individuata è quella giusta ma occorre agire con lungimiranza, concretezza, tempestività, mettendo il futuro della città nelle mani di chi ne sarà protagonista. Creare occasioni per il territorio significa dare credito e fiducia a giovani ricercatori e alle loro idee innovative.

Nel primo confronto pubblico sul futuro dell’area ex SGL Carbon sono emerse con forza le potenzialità dell’area e l’innovatività del progetto che chiama tutti gli attori del territorio - istituzioni, imprenditori, forze sociali - a un’assunzione di responsabilità per garantire alle future generazioni opportunità di sviluppo e crescita.

Secondo alcuni dati pubblicati recentemente sul “Sole 24ore”, l’area della provincia di Ascoli è scesa nella graduatoria nazionale sulla qualità della vita. A determinare questo cambiamento sarebbe la scarsa attitudine al rischio di impresa. Proprio in questo senso, secondo il Sindaco della città, Guido Castelli, il progetto diventa una sollecitazione forte per l’intera classe dirigente, perché obbliga a una visione di lunga portata, che superi i confini di un mandato per pensare con concretezza, lungimiranza e capacità di visione a un nuovo futuro possibile per il territorio. La classe dirigente deve, secondo il Primo Cittadino, avere capacità di percepire i futuri modelli vincenti di sviluppo e di adeguare la strategia attuale al modello futuro.

Un tema importantissimo che ha toccato direttamente la platea, fatta anche di giovani e studenti.

Di quale possa essere il modello vincente per il futuro hanno parlato con passione, entusiasmo e grande competenza Ruggero Frezza, Presidente e Amministratore Delegato di M31 Italia, Davide Damosso, Direttore Ricerca e Sviluppo dell’Environment Park di Torino e Gianluca Carenzo, Responsabile esecutivo del Polo Tecnologico Padano: tre realtà molto simili per obiettivi e condizioni di partenza al Polo tecnologico e culturale Ascoli21.

Ruggero Frezza in particolare ha puntato sulla necessità di sviluppare, all’interno del Polo tecnologico Ascoli21, una Scuola di Dottorato. Da un’analisi dei dati relativi ai diversi sistemi universitari internazionali appare in maniera evidente la connessione tra la presenza di Scuola di Dottorato e la quantità di spin off e di start up che il sistema universitario produce. Il 60% delle start up negli USA è stata fondata da studenti di dottorato. “In Italia ci sono sacche di eccellenza e tesori nei cassetti dei nostri studenti che però non sono spronati a proseguire sulla strada dell’imprenditorialità dando sostanza alle loro idee”, ha sostenuto Frezza. “Da noi il successo è rappresentato più che altro dalle professioni: medico, avvocato, ingegnere. Io voglio far capire ai giovani che possono diventare ricchi con le loro idee innovative.”

Perché ciò accada è importante che ai ricercatori si affianchino dei team capaci di guidarli anche nel costruire un progetto imprenditoriale. È questo ciò che fa un incubatore. Si tratta di sedersi intorno a un tavolo e discutere di questioni finanziarie, economiche, di piani di business a breve, medio e lungo termine. Tutte analisi che i nostri ricercatori non sono abituati a fare. “I parchi tecnologici consentono di costruire nuovi modelli di relazione tra industria e ricerca, con un forte interscambio tra università, società start up e piccole, medie, grandi imprese e industrie del territorio”, ha sostenuto Gianluca Carenzo. Il Parco Tecnologico Padano ha sposato la vocazione agroalimentare del territorio in chiave hightech. “Si è trattato di un progetto di lunga durata che ha trasformato il volto di Lodi”, ha dichiarato ancora il Responsabile esecutivo del Parco Tecnologico Padano. “Oggi la nostra è una città universitaria, con molte nuove imprese e nuove infrastrutture; ma a cambiare è stato anche il capitale umano e di conseguenza il  volto culturale della città”.

Davide Damosso dell’Environment Park torinese ha toccato un'altra questione che occorre affrontare in maniera trasparente e chiara  per un corretto sviluppo del progetto Ascoli21 e cioè il tema delle relazioni tra attori pubblici - le istituzioni - e privati.

Envipark sorge in una delle prime aree industriali torinesi che dall’Ottocento in poi ha visto succedersi la prima Fabbrica della Polvere, poi le Ferriere Piemonte e infine la Teksid. La definitiva trasformazione in area della sostenibilità ambientale è stata avviata nel 1997 proprio a partire dalla realizzazione di un Polo Tecnologico innovativo che puntava su energia, ecoefficienza, bioedilizia, eco building. “Mentre ancora si procedeva alla distruzione della gran parte degli edifici esistenti e alla bonifica dell’area, abbiamo scelto di usare alcuni spazi per far partire l’attività imprenditoriale e di ricerca, senza perdere tempo”. Oggi nell’envipark sono insediate 60 aziende, ma il Parco ha in corso progetti con altre 130 aziende del territorio.

“La fase iniziale ha certamente avuto una regia pubblica; si è fatto ricorso al sistema del credito, e si sono utilizzati per gli investimenti dei fondi strutturali”, ha raccontato Damosso. “Oggi però il Parco va avanti con i ricavi dalla gestione dei 30.000 m2 che sono stati bonificati e recuperati, grazie all’attività di ricerca e sviluppo portata avanti dai laboratori, dalle attività imprenditoriali portate avanti con finanziamenti europei.

Sul rapporto tra istituzioni e imprenditori privati torna anche Giuseppe Campanella, della Fondazione Carisap, che distingue in maniera molto netta due fasi. La prima, in cui l’impegno delle istituzioni deve essere importante, per consentire la realizzazione delle necessarie opere infrastrutturali, e la seconda, tutta privata, che definisce lo sviluppo del Parco e individua le imprese su cui investire e su cui puntare. “Oggi dobbiamo fare un lavoro incessante di scouting del territorio, per individuare i talenti che esistono già. Bisogna partire da ciò che c’è e non identificare in maniera astratta i filoni su cui investire. Per questo noi abbiamo individuato più che altro delle macrocategorie molto generiche: greentech, biotech, agrofood...”

L’assessore regionale Antonio Canzian riporta la discussione sul rapporto tra istituzioni e privati, rispondendo alle sollecitazioni emerse. Secondo Canzian, coinvolte in un progetto così complesso e impegnativo sono tutte le istituzioni, dal Comune al Governo; bisogna saper fare decollare il progetto procedendo con gradualità proprio per la complessità che lo contraddistingue, a partire dalla questione della bonifica del territorio e dalla collocazione occupazionale dei lavoratori SGL Carbon ancora in cassa integrazione. “Il recupero dell’area SGL Carbon è certamente un obiettivo strategico per la politica regionale e la Giunta sta valutando come indirizzare i fondi FAS (Fondi Aree Sottosviluppate) e FEI (Fondi Europei per gli Investimenti) per orientare su pochi ma decisivi progetti la politica di sviluppo del territorio”, ha dichiarato. “Stiamo inoltre creando le condizioni per accedere a finanziamenti nazionali e comunitari come area industriale colpita da crisi industriale complessa”.

Le istituzioni si stanno dunque impegnando con responsabilità, affinché il progetto parta con i finanziamenti necessari, ma occorre che tutto il tessuto sociale sappia chiedere il perseguimento di obiettivi chiari.

 

Ascolta tutto il convegno su Picus on line.

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Forum Ascoli21. Gli interventi delle istituzioni24.43 KB
 

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